Le parole terribili che si dicono ai bambini

Giorni fa ero con mia figlia al supermercato e tra le file di scaffali abbiamo incontrato dei conoscenti. Marito e moglie sui sessantacinque anni. La signora si è chinata sorridente verso la bambina e le ha domandato: “Ti vende il babbo? Ti vuole vendere? Ti lascia qui?”. Senza ottenere risposta ha continuato a sorriderle, fissandola, per alcuni secondi. Poi si è tirata su, ha guardato me e ha detto “bellina che è”. Un attimo dopo non c’erano già più.

A quel punto ho guardato la piccola e l’ho vista immobile, gli occhi spalancati sulla schiena di quei due e muta. Ha aperto bocca solo per infilarci il dito. Ha ricambiato il mio sguardo per capire se fosse tutto a posto. Le ho detto qualcosa per tranquillizzarla, poi abbiamo ripreso velocemente il giro.

L’ho scritto per Doppiozero e continua qui

Formazione

Finalmente ho capito cosa sono i romanzi di formazione. Ieri sera mentre leggevo (La valigia – Dovlatov – Sellerio) a un certo punto ho trovato:
“Bastava che mio cugino pronunciasse qualsiasi idiozia, che si udivano le risatine stridule delle tre donne. Ad esempio, assaggiando il paté di zucchine:
– Secondo me, questo paté è stato già mangiato.
E tutti a ridere”.

Sono andato a raccontarlo alla signorina provando un senso di schifo assoluto ma senza riuscire a smettere di sorridere e ho visto che non mi prestava molta attenzione. Era girata di spalle e stava finendo di spalmare del paté sui crostini, per cena. Quindi ho capito che quell’immagine trovata nel libro sarò costretto a portarmela dietro per sempre.

La fauna, la flora, la “varia”

Nonostante anni di totale apertura, più precisamente di “sbracamento”, alla ricerca di nuovi lettori, allungando e allargando lo scaffale di “varia” oltre ogni confine, e dopo che anche nell’ultimo anno è evidente come i lettori siano diminuiti ancora, sarebbe il caso di pensare a qualche strategia diversa. Commercialmente parlando.

Accomunati dalla prima e imprescindibile caratteristica, cioè qualche “sosta” dentro al televisore, o tonnellate di like sull’internet, sono stati pubblicati cuochi, musicisti, casi umani, aspiranti casi umani, modelle, comici, ballerini, attrici, presentatori, assassini, professionisti e partite iva, politici, youtuber, “ex” di qualsiasi categoria sopra citata, eccetera eccetera.

In definitiva sono stati pubblicati tutti quelli che non hanno mai voluto scrivere un libro (e che difficilmente ne hanno mai letto uno). Tutti libri di non scrittori dedicati esclusivamente ai non lettori.
Infatti la cosa peggiore è che al fan dello youtuber o del caso umano non importa che ci sia il libro. Vorrebbe comunque spendere i propri soldi per avere qualcosa che lo avvicini di più al suo eroe e il fatto che sia un libro è irrilevante. Molte volte pure un ostacolo. Potrebbe andar bene una spilletta, una t-shirt, le caramelle, un nuovo video più lungo del solito, un poster.
Pubblicando il libro è stato soltanto riempito un vuoto sullo scaffale del supermercato, non su quello delle librerie.
Chi compra un libro del “fenomeno” del momento non verrà folgorato da nessuna luce entrando in libreria (anche perché lo comprerà online, ma ogni tanto qualcuno varcherà suo malgrado proprio quelle tenebrose porte) e non deciderà di comprare insieme a quello anche un libro di narrativa o un saggio. Perché, semplicemente, non gli interessa. In sintesi: non vuole leggere.

Sembra quasi che per accaparrarsi qualche cliente si sottintenda (specialmente agli altri lettori):
siamo stati costretti a fare un libro, non avremmo voluto.
Ma siamo certi che le piacerà. In fede: l’editore.

Questo perché sotto traccia c’è sempre la parola “cultura” che è diventata un fastidio. L’analisi è solo merceologica, visto che il valore culturale di quel libro è equivalente a quello di un posacenere ma ormai non si può parlare nemmeno di questo visto che “valore culturale” è stato ridotto a “gusto personale”.

Forse sarebbe meglio andare per la via contraria e presentarsi ai (pochi) fedeli dalla finestra, girati di spalle, come il giovane Papa di Sorrentino e smettere di strizzare l’occhio a tutti nel tentativo di raccattare qualche lettore in più ad ogni costo. Soprattutto perché è stato già fatto tutto.

papa

I lettori, le librerie e soprattutto i clienti non si fanno coi libri di “varia”. Ma ci si spendono molti soldi per pubblicarli e pubblicizzarli.
Un lettore di uno o pochi libri l’anno (che sono la maggior parte) che vuole leggere qualcosa si trova come prima scelta (attraverso tv, radio, purtroppo anche tavoli e vetrine in libreria) libri di questo genere. E se poi è l’editore stesso ad indirizzare i lettori nella scelta di non libri mi sfugge completamente il senso del perché ci si lamenti dei pochi lettori e pochi clienti.

Ci vuole orecchio

Ieri mattina mi sono ferito all’apice dell’Elice. Me ne sono accorto quando ho visto sangue sull’asciugamano ma non capivo da dove lo perdessi. Per la verità finché non ho controllato, pochi minuti fa, non sapevo che quella parte del mio corpo si chiamasse “apice dell’Elice”. Ho soltanto iniziato a tamponare l’orecchio con un fazzoletto. Però non smetteva di uscire sangue da quella piccolissima ferita, quasi un buchino, che m’ero fatto col rasoio per radermi la testa. Allora ho usato un altro fazzoletto.

orecchio

Però non smetteva di uscire sangue. Si formava una goccia, un minuscolo palloncino, e seppur non provassi dolore dovevo comunque prestare la massima attenzione alla ferita, anche perché avevo addosso una camicia bianca pulita. M’ero vestito prima di radermi, visto che solitamente faccio le cose come capitano. Così ho continuato a premere il fazzoletto sull’orecchio finché anche quello non è diventato zuppo per poterlo utilizzare oltre. Poi mi sono disinfettato, ma il sangue continuava ad uscire piano piano.

Allora ho piegato la testa per far tornare il sangue da dove era venuto, ma anche portando la testa orizzontale il sangue usciva ugualmente.

Ho preso la scatola dei cerotti e ho trovato dentro uno di quegli inutili cerottini rotondi, quelli che avevo pensato venissero fatti con gli scarti dei cerotti rettangolari, per non sprecare materiale, e che invece ha trovato perfetta applicazione sull’apice dell’Elice. Una volta applicato sono stato a guardare per qualche minuto l’orecchio col cerotto e visto che non sembrava perdere sangue sono uscito di casa.

Al pomeriggio, di nuovo davanti lo specchio, ho tolto il cerotto: sanguinava come al mattino. E’ stato come aver riaperto il rubinetto. Goccia dopo goccia, come si dice, l’orecchio continuava a perdere sangue.
Allora ho deciso di mettere un altro cerotto.

Prima di andare a letto mi sono specchiato e quella parte dell’orecchio, che soltanto stamani ho saputo chiamarsi “apice dell’Elice”, mi sembrava arrossata, forse lievemente gonfia e costretta dentro quel cerottino. Così mi è venuta voglia di togliere il cerotto. Però non l’ho tolto, perché andando a letto non volevo rischiare di macchiare il cuscino e le coperte. Così stamani mi sono alzato ancora con questo cerotto appiccicato. Una volta vestito sono andato allo specchio e l’ho tolto. Ho pensato tra me: E se continua a gocciolare sangue, cosa faccio?
Invece la ferita era soltanto arrossata ma sangue non ne usciva più. A ben vedere però ci ha messo più di 12 ore per coagularsi. Come minimo. Quindi mi sono domandato: E se fosse uscito tutto il sangue che avevo? E poi – insisteva la testa a farmi delle domande – dovrei ferirmi nuovamente per vedere se esce sangue da altre parti? E ferirmi dove? Sempre nella zona nord del corpo? All’altro orecchio? Oppure a sud, tipo al piede? E se al sud il sangue uscisse più velocemente che a nord e quindi perissi? E se perissi, verrei ricordato come uno che ha tentato di scoprire i limiti del corpo umano o come uno che si infliggeva delle punizioni corporali e che aveva tenuto all’oscuro la propria famiglia? Verrei addirittura rinnegato dai familiari?

Quindi per ora non faccio niente.

Debbo aggiungere

Tra le cose che mi fanno chiudere qualche idea di scrittura, buona o brutta che sia, debbo aggiungere oltre alla passeggiata col cane anche la doccia pomeridiana, specialmente quando ancora non ha fatto buio.

Purché la doccia non sia seguente alla passeggiata col cane. In quella maniera si perderebbe un pomeriggio a non fare un cazzo.

maglietta sudata

Dopo un’intensa mezz’ora sotto il sole, a passeggiare col cane, per il 75% del percorso in salita, con una pendenza che arrivava attorno al 10% (a spanne) e al 13% in discesa (sempre a spanne) per tornare al punto originario, sono arrivato ad una conclusione sul da farsi:
leggere e scrivere.

Che poi è la stessa soluzione di prima che partissi. Forse per un attimo mi si era appannata la vista. Adesso ho questa convinzione e anche la maglietta di sotto sudata.

(in foto delle false promesse)

salita

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Libro

Io possiedo…

Thomas Bernhard “A colpi d’ascia”.
L’unico problema è che li ho letti quasi tutti e sono ancora giovane.

tb

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Recensioni

Quando lavoravo in libreria era più facile scegliere un libro e verificare con mano se le parole spese dagli altri per un certo romanzo, o saggio, fossero appropriate al mio modo di vedere le cose. Dovrei passare qualche ora a settimana in libreria anche adesso per verificare le stesse cose, altrimenti si corre il rischio di fidarsi troppo del prossimo.
E cioè di leggere alcune recensioni o commenti. Comprare e leggere i libri recensiti. Iniziare a ridere forte già prima di aver terminato la lettura.
Poi, quasi di botto, smettere di ridere e realizzare che sono stati buttati via tempo e denaro. Reazione conseguente sarà quella di segnare nomi e cognomi degli autori delle recensioni di cui ci si è fidati e nomi e cognomi degli scrittori che si è letti.

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da poco, proprio

da poco, proprio, ho scritto di un personaggio in un racconto e il giorno dopo, incredibilmente, l’ho conosciuto. Praticamente identico e cosa ancora più sorprendente aveva lo stesso anello.

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L’anno breve

Ho deciso di aprire un foglio word e scriverci dentro alcuni progetti. L’ho fatto a inizio gennaio, come tutti. Oggi siamo al 3 di febbraio e già ho terminato tutto quello che m’ero promesso di fare.

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