Italia all’ottavo mese (1)

L’Italia all’ottavo mese

I doveri e desideri di sopravita ad agosto

 

 

Capitolo 1. Il fare.

Non hanno futuro, non hanno passato, gli restano soltanto i prossimi cinque minuti. Quelli che servono a riempire il vuoto tra l’ultimo boccone di tagliata al rosmarino e l’arrivo della grappetta barricata; per esempio. Il futuro diventa velocemente passato ed i calcoli, in questa “cosa” che solo adesso si servirà di calcolatrice dicono questa verità:

31 sono i giorni di agosto. Ottavo mese dell’anno. 744 ore.

Settecentoquarantaquattro ore che devono significare, male che vada, una stagione, quando non l’intero anno. Trentuno giorni che fino alla fine degli anni novanta, per molta più gente di quanta sia adesso, erano divisi a metà. La parte buona erano le due settimane di ferie = 360 ore di “libertà”; quelli senza l’obbligo del cartellino.

L’unico must è sempre restato quello del fare. Ad agosto si deve fare. Eccoci arrivati al dunque.

L’ottavo mese dell’anno, agosto, ha quell’unica funzione. Quando ancora si è in maggio c’è anche la certezza rivoluzionaria, mano mano che ci inoltriamo in luglio serpeggia invece il dubbio ma resta l’ottimismo che agosto sarà rivoluzionario. Il mese in cui tutto potrà cambiare, dovrà succedere e sarà solo grazie alle nostre forze. Quest’ultimo punto ci scoraggia ma lo diciamo a bassa voce e solo una volta. Se succederà, potrà accadere anche grazie alla magia dell’ottavo mese dell’anno, ci basterà restare ad aspettare, se saremo fortunati, di cogliere l’attimo della stella cadente.

Le aspettative che riponiamo nell’agosto sono così sproporzionate da non sembrare nemmeno parte del testo che avevamo vissuto fino a luglio. I risultati, non è un thriller, li sappiamo benissimo, ci portano agli ultimi giorni del mese e finalmente in settembre con un carico di frustrazioni, di speranze  non colte, sogni irrealizzati, che ricordando i progetti bisogna schiarirsi la voce con un paio di colpi di tosse prima di biascicare un “niente” a chi di fianco ci chiede conto della nostra faccia stravolta.

A salvare la vita di chi ha mancato tutto, non ha provato in niente, non ha fatto altro che piangere e lamentarsi per il tempo che andava, “ecco, siamo già a ferragosto”, è l’abitudine.

L’espressione “salvare la vita” non è sempre così lontana dal suo significato letterale.

Settembre può essere orribile quanto vuoi, ma sono proprio tutte quelle cose che sognavi di superare in agosto a tenerti in vita. Per i ragazzi c’è la scuola. E se è una parte di un tutto ancora senza confini è per questo che sono forse loro a soffrirne più dei genitori. Hanno delle prospettive mutevoli. Anche per i grandi c’è la scuola, dei figli, c’è il nuovo campionato di calcio, calcetto e pizzata; playstation e pizza espressa, il lavoro, per chi ce l’ha, le altre decine di abitudini quotidiane, il bar che riapre, il freschetto, il ritorno dell’amico, la collezione autunno-inverno, le facce che perdono l’abbronzatura e i braccialetti presi sulla spiaggia che si sfilacciano e cadono al cambio di stagione e così ci si può tornare a guardare normalmente in faccia come a luglio, quando tutto era normale.

Dipende ovviamente con quali occhi lo si guardi, ma la certezza è che per tutti il ritorno alla vita come lo era prima dell’ottavo mese dell’anno è la salvezza. Perché l’abitudine, soprattutto quelle che speriamo di superare per “migliorarci” in agosto sono le uniche a tenerci ancora in vita il resto dell’anno.

Ad agosto bisogna fare. Obbligatoriamente tutto. Non c’è un cazzo di minuto da perdere perché le ore sono contate (744 come detto) e ne dormiamo così tante (circa 232,5) che è tutto tempo lasciato in mano al diavolo quello lì, e possiamo farci poco o nulla. Decidere di non dormirle potrebbe essere l’estrema scelta, ma saremmo forse i soli. Senza la condivisione tutto perde significato, soprattutto l’estate. E non ti salverà qualche scatto con lo smartphone per mostrare e condividere i tuoi momenti. In quel preciso istante sei solo. E non va bene.

Il tutto da fare, meno impreciso è e più ci rende allegri, perché è più facile sia da raggiungere che da mancare, allo stesso tempo.

Il tempo del fare è scandito dai mezzi di intrattenimento e informazione. Tra questi sempre troppa poca importanza è data alla radio che invece è veicolo di pericolose ovvietà. Tanto più potenti e devastanti che, per fare un esempio, la televisione è stata crocefissa per molto meno. Si parla molto di più anche dei social, di web, poco di radio. Questa è la sua forza. Meno se ne parla e più distruttiva risulta essere.

La radio, grandissima parte, è il mezzo principale che direzione e incanala nel peggiore dei modi le 24 ore di un giorno.

Ogni periodo dell’anno ha i suoi motivi. Ogni ora del giorno altrettanti. Parliamo qui di un periodo dell’anno che più di ogni altro è simbolo d’estate. La radio, in maniera più ossessiva e guerrafondaia rispetto a tutti gli altri mezzi di cui disponiamo, è il martello col quale ti si ricorda che il tempo sta per scadere. Anche se siamo al 2 agosto. Intervallati da canzoni, definite non a caso “tormentoni estivi” ti si ricorda che a quest’ora dovresti essere in spiaggia. Ora in piscina. Ora in montagna. Ora a quella mostra. Ora al concerto. Ora in un ristorantino sul molo. Ora abbracciato al tuo amore, col naso all’insù, a guardare le stelle. Ora a divertirti con gli amici. Ora in discoteca. Ora a progettare il domani.

Amici, balli, sole, sorrisi, happy hour, sabbia, onde, prati. C’è uno sconfinato immaginario per l’estate che si fortifica in agosto fino ad apparire una roccia. Come nel restante periodo dell’anno in cui per la radio si è tristi e sonnolenti il lunedì mattina o agitati il giovedì in vista del week end, euforici il venerdì sera così come il sabato notte, bisognosi di riposo la domenica; così nel mese di agosto si entra in un periodo che non può prescindere da un semplice stato d’animo: la felicità.

Bisogna essere felici. Tendenzialmente sempre, ma imprescindibilmente in agosto. E per essere felici bisogna fare le cose indispensabili alla riuscita. Come per ogni lavoro esiste il suo strumento, così, per essere felici d’estate ad ogni ora corrisponde un divertimento, una cosa da fare, una da ricordare.

Per essere felici bisogna fare molto o molto fare. Non solo fare, ma strafare. Perché è estate, agosto. E non c’è alcun domani.

Questo discorso vale per quasi tutte le fasce sociali e di reddito. Se ne escludono i super ricchi e i poveri. Tutti gli altri sono dentro al calderone per loro scelta alla ricerca della felicità con mezzi simili o comunque rapportabili all’interno di una stessa scala di valori che li accomuna in una “classe mista”, liquida ma non tanto da uscire in alcun senso dal seminato. Ne restano fuori, come detto, i ricchissimi e i poverissimi.

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