Italia all’ottavo mese (2)

Capitolo 2. Mangiare.

Purché se magna. Va bene tutto, o quasi. In agosto anche il mangiare, soprattutto fuori casa, richiede maggiore impegno. Indipendentemente dal budget, quello che conta è la soddisfazione della pancia. Ovvio che ognuno abbia esigenze diverse e livelli di godimento particolari, ma per tutti il mangiar bene, e allo stesso tempo: bene, tanto e spesso, aumenta esponenzialmente il suo valore e aspettative in agosto.

Poi non c’è alcun senso che mangiare bene, tanto e spesso senza condividerlo con altri e farlo sapere a più possibile. In alcune zone d’Italia funzionano così tanto le sagre di paese da mettere in difficoltà molti ristoranti.

 

2.1

Fossero solamente feste all’aria aperta non ci sarebbe bisogno di aggiungere altro. Ma le sagre di paese, o di quartiere, in Umbria sono un’altra cosa. Perché un giro alla sagra dalle nostri parte è come rispondere “presente” all’appello del professore. Un paio di giustificazioni si possono portare ma dalla terza si rischia l’esclusione dalla vita sociale. “Hai saltato gli gnocchi, il crostone e il cinghiale? Ma che vita fai?”. Il peggio, ovviamente, è che queste domande oltre a farteli gli altri, te le fai anche da solo allo specchio o allo specchietto retrovisore mentre ti rimproveri quelle passeggiate fuori casa senza aver sfiorato nemmeno una sagra. L’importante è recuperare, e partecipare. E dalle nostre parti, partecipano quasi tutti. Da quelli col borsino per gli spicci a quelli che tengono i centoni fissati col fermacravatte.

Alla sagra ci si va, punto e basta. È festa, ma soprattutto, è quasi vacanza. E per chi non va in ferie, avercele, si può togliere il “quasi”. Quelle vicine, quelle lontane, nuove o vecchie che siano, con il prodotto tipico o anche in quelle che gli manca poco per chiamarsi la sagra della pancia piena. Va bene pure un antipastino con trippa e fagioli, stinco, vino rosso. Fa caldo? Meglio. Sudo? Meglio. Soffro? Guarda quello lì che sta messo peggio. È una passerella, e ci si mostra, e ci si guarda. Quelle in calendario in pieno agosto poi, sono le più ricercate. Perché è bellissimo mangiare la torta al testo sotto il cielo stellato ma è ancor più bello se puoi farlo mostrando l’abbronzatura. Neri, lucidi, impomatati, dopo aver sfinito le parrucchiere; con il triangolo infarcito di salsicce e schiena dritta. Eccoci arrivati. Ovviamente, di questi tempi, va bene pure l’abbronzatura da balcone, un pochino meno quella da finestrino. Quelli di ritorno dal mare poi arrivano con una serie di braccialetti nuovi fiammanti e li distingui dagli altri che si sono fatti due lampade a tirar via. Mi raccomando, alla sagra, tra parcheggi sterrati, strade bianche e fila ordinatamente scomposta al container a far gli scontrini è bene andare, quando l’abbronzatura non basta, con un tacco dodici per la signora e una camiciola azzurro ufo sbottonata sul petto per lui. I bimbi, per chi ce l’ha: liberateli. Mentre si sorseggia il caffettino nell’unico bar preso d’assalto come una lampada dalle zanzare i bimbi trascinano le mamme tra una bancarella e l’altra. Tipiche, forse, del sudamerica ma poco importa. Uno xilofono, una spada, formaggio fresco, caramelle, croccante e cerchietti fluorescenti. E poi via a riprendere la macchina lasciata causa fame e impazienza sotto curva, con due ruote sull’asfalto e altre due abbarbicate tra un terminino ed un fosso. Appuntamento a domani.

2.2

 

Cos’è il tonno?

Il pranzo leggero.

Ecco, mai nessuno che risponda: un pesce. Il tonno non si sa bene nemmeno che forma abbia, tendenzialmente lo si immagina rotondo, comunque vada buono, anche d’animo. Soprattutto dimagrante. Una cosa insomma che se ne mangi una scatola a pranzo con una soddisfazione pari ad un sei meno meno, poi a cena puoi sfasciarti come meglio ti pare. Alla sagra dello stinco di maiale, a quella di pizza e nutella, ovunque. Il tonno vale un sei meno meno ma vale dieci la prospettiva della cena e la comodità del portartelo dietro in spiaggia, di arricchirci un panino e colorarlo infine con quella roba che la guardi schifata gli altri undici mesi l’anno: l’insalata.

Nessuno mangia l’insalata volentieri. Col tonno, magari una mozzarella e qualcos’altro a colorire il piatto ti viene quasi voglia di ordinarla a pranzo, nel barrettino lungo riva o lungo la strada che porta al castello. Il tonno può far meno gola di un fagotto con salame e frittata ma è la lieve penitenza che ci si autoinfligge per sbranarsi anche le gambe del tavolo la sera, a cena.

Gli altri mesi dell’anno il tonno è invece quasi sempre un piatto rimediato, di poca spesa e ancor minore soddisfazione. Ad agosto, purché all’ora del pranzo, è un dovere. Ed ha pure un altro prezzo.

Non è l’unico, per carità. Ci sono un altro paio di piatti che a pensarli verso giugno, magari al ritorno da lavoro mettono i brividi e sarebbe più invita tante infilarsi a letto senza cena. In agosto, no.  Il primo è un piatto che ha pure un bel nome, marittimo proprio, ed è l’altro obbligo per l’ora di pranzo: la caprese.  Mozzarella e pomodori.

Il secondo è prosciutto e melone. Già più sofisticato, sicuramente vintage, questo piatto richiama un pubblico maggiore negli over 50 rispetto ai giovani che invece si riempiono la bocca con i piatti di cui sopra.

Comunque vada bisogna ricordare che stiamo parlando del mese di agosto, quindi quella che sembra una punizione è in realtà il passepartout per strafare la sera, a partire dal pomeriggio con uno spritzino e per finire abbracciato a maiali, tacchini, pizze e compagnia cantante.

 

 

prima puntata qui

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