Italia all’ottavo mese (4)

Capitolo 4. Sport.

 

Se hai un figlio piccolo di poche pretese e un budget ristretto lo sport dell’estate è sicuramente il minigolf. Una sorta di cicatrice indelebile da oltre trent’anni e che all’inizio poteva sembrare una cosa rivoluzionaria mentre adesso è come guardare un criceto che fa girare la ruota. Quando anche l’ultimo sorriso si smorza arriva il minigolf. A modo loro bellissimi quei padri con due palle pesanti così che tirano alla meglio e soffiano via l’aria rumorosamente per cercare da qualche parte il tasto “avanti veloce”. Il minigolf è sempre dove non deve essere ed è sempre una sorpresa. Ci puoi portare la ragazza e gli amici per fare quattro risate, solo dopo qualche birra, oppure lo puoi osservare con la bici, poggiato alla rete, deserto.

Ah, a proposito della bicicletta. In agosto cresce dentro un’insana voglia di Graziella. Oppure di mountain bike, o di quelle da strada. È un istinto generale che però si cerca di non confessare, perché in fin dei conti se tu sei in macchina, il ciclista lo asfalteresti.

 

* Io vado a lavorare con la macchina. Poi torno da lavorare, sempre con la macchina. E mentre faccio avanti e indietro vedo queste persone disperate che si muovono in bicicletta. Mi danno un’idea precisa di precariato, i ciclisti, che mette l’angoscia. Soprattutto quelli con gli zaini e le valigie agganciate ai lati delle ruote. Io passo col braccio sinistro fuori dal finestrino, tre bottoni della camicia slacciati e gli occhiali da sole saldati dietro le orecchie, e sudo. E sudano pure loro, delle volte stanno lì a rigirarsi tra le mani la cartina unta di fatica, piegata a piacimento dal vento caldo all’ombra di una pianta secca a bordo strada che uno li vede, non ci pensa a queste cose e dice, Ah i cicloturisti in vacanza, mi piacerebbe farlo, mentre nello stesso istante realizzi e pensi col cazzo che lo farò. Che infatti se li osservi vedi che gli ronzano intorno api, zanzare e l’acqua non è più fresca, e ci sarebbe bisogno di una doccia, di una veranda, un letto, eccetera.

I ciclisti sono molto rumorosi. La meccanica del mezzo, proprio, tutti quei cigolii, rumorini metallici, fiato corto e colpi di tosse, che se sei steso a prendere il sole ti alzi e guardi la strada un po’ allarmato. Ah, no, è solo un ciclista. Io mi domando sempre, quando li vedo a faticare, specie le mogli dietro di qualche centinaio di metri, dov’è che vanno a morire la sera, quando fa buio, i ciclisti. Dove.

Ci sono pure quelli che vanno in bicicletta il sabato e la domenica. Che sono diventati arroganti da dimenticare la fila indiana preferendo un’ammucchiata a centro carreggiata. Secondo me dicono tra di loro, Tanto vale sorpassare una macchina, un trattore o dei ciclisti. Una volta quando ero più piccolo io mi ricordo il ciclismo come le maglie Del Tongo, le station wagon della Fiat al Giro d’Italia e l’Estathè. Ecco cos’era il ciclismo. Ed erano uomini soli con la fatica. Come Vona che zigzagava sfiatato sui tornanti. Sarà che ai tempi non avevo la patente. Poi sono diventato adolescente e sono andato in mountain bike con degli amici fino a Castiglione del Lago. Ci siamo buttati in discesa con le gole secche verso la pianura. Io ero l’ultimo e ho allargato una curva rischiando di finire sotto uno Scania che infatti ha suonato. Vibrava la ruota di dietro e tutto il telaio e vibravo forte pure io. Poi siamo arrivati a Castiglione del Lago e abbiamo chiamato a casa per farci venire a prendere in automobile che sennò faceva buio.

Quelli bravi invece arrivano in piazza col petto gonfio di autostima e parcheggiano vicino la fontanella e sembrano dire guardatemi che ho fatto la salita, adesso mi gusto un piatto freddo al bar, mi riposo e poi ripartiamo, che noi siamo cicloturisti e vediamo il mondo da questa prospettiva più lenta e voi invece andate forte e siete tutti frustrati e della vita non avete capito un cazzo. Ecco cosa pensano i cicloturisti. Che poi loro secondo me non gli piace nemmeno dirsi cicloturisti ma qualcos’altro tipo viaggiatori.

 

* Pezzo surgelato comparso per la prima volta su Doppiozero il 28/08/12

 

E questi sono i ciclisti, che questo agosto anche io ero in un b&b che metteva a disposizione delle biciclette e non ho resistito. Ne ho presa una, la più scassata, e sono partito per un giretto a pieni polmoni e ho incontrato tanti di quei turisti che avevano avuto la stessa idea che ci sono rimasto male.
Tra gli sport di cui ci si ricorda ad agosto, anche di essere dei campioni, ci sono poi il calcetto al villaggio vacanze e il beach volley. Si tengono in naftalina undici mesi e poi ci fa specie pure saperli alle olimpiadi. Invece per “fare sport”, così, in generale, sono delle ottime alternative.
Una volta, fine anni novanta, passò veloce come una cometa il calcetto saponato. Troppe volte si dovette ricorrere al medico, saltare la fritturina e la pizzata che venne così dimenticato senza tristezza.

Ovvio, poi, il jogging ed il nuoto, ma entrambi risultano essere troppo inflazionati anche all’infuori dall’ottavo mese da non risultare “così” diversi in agosto.

Tipico del mese è invece il calcio parlato. Una sorta di bombolone d’ossigeno contro l’afa, lo stress, la moglie. Più che un passepartout un piede di porco per scardinare conversazioni che potrebbero arenarsi ad uno scambio secco “Come va?” “Tutto apposto”, oppure a delle osservazioni sulle condizioni meteo, sull’emergenza freddo in agosto, sull’emergenza caldo in agosto, sull’emergenza tiepido in agosto.

Le discussioni sul calcio spesso tende a scivolare in pochi minuti all’argomento più ad esso prossimo: la fica. Si gira alla larga, parlando della tal fidanzata del tal giocatore, perché qui nessuno è così greve.

Il calcio parlato è uno sport molto in voga che raccoglie perlopiù una fetta di popolazione over 40. Gli under, in agosto, si concentrano sul fantacalcio. Anche questa specialità è molto apprezzata e popolarissima. È una diretta discendente del calcio parlato ma vuol sembrare più intelligente. In più non è uno sport da sfigati, come il primo.

 

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