Un pomeriggio al parcheggio

Frequentemente, senza cercare occasione, vengo scambiato per un malvivente. Ero in macchina, lato passeggero, sportello aperto, fermo in attesa dentro un parcheggio coperto. Una signora camminando mi vede, mi fissa quasi fermandosi ma continua. Piano piano. Io la guardo negli occhi, lei pure. Continua anche quando lascio cadere lo sguardo. Poi si apposta dietro una porta con grate di ferro all’ingresso e continua a fissarmi da lì dietro pensando di non essere vista. Come quando il gatto si nasconde e lascia scoperta la coda.

Una volta sparita la signora (è sparita da sola) mi sono messo a girare tra le auto parcheggiate e a guardare dentro. Una volta era pieno di gente vestita di nero che aspettava acquattata dietro al sedile del guidatore per fare la sorpresona poco allegra a quello che metteva in moto. Almeno per televisione l’hanno raccontata così, nei film. Invece io non c’ho trovato nessuno, che la gente deve aver trovato dei modi diversi. Magari, ora che ci penso, proprio il metodo che avevo trovato io: stare seduto beatamente sul lato passeggero in attesa del proprietario della macchina, con spavalderia.

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