Abissi

Ieri ho avuto un momento che ero, diciamo, costretto a star fermo. La figliola dormiva sul divano, la signorina più grande si alleggeriva i pensieri sfogliando una rivista e io non potevo muovermi dalla sedia. Il pavimento non era asciutto, tutto qui, quindi ho potuto soltanto allungare una mano e ritrovare quasi per caso un libro, il meridiano del giornalismo italiano che va dal 1939 al 1968. L’ho sfogliato di nuovo e sono giunto alla solita conclusione.

C’è un abisso.

C’è un abisso tra quel giornalismo e questo. Era il periodo in cui i giornalisti aiutavano gli italiani a conoscersi tra loro, a scoprirsi e a cacciar fuori dalla bocca i pensieri che tenevano in testa.
Ma in più basta sfogliarlo, così, a caso tra le sue centinaia di pagine e leggere, scoprire e imparare qualcosa. Tra le tante cose che c’è da imparare c’è questo ritmo che hanno gli incipit, che lasciano posare i fatti, li lasciano cadere, poi li riprendono in mano, li tastano, li annusano, li mettono sotto i denti un attimo e li trattano forse con più lentezza ma con molto più amore. Anche amore di cronaca, che, insomma, sarebbe quello lì da fare.

Siccome le cose sono tante e belle e non è che posso riscrivere il libro qui, metterò ogni tanto qualche pezzo preso dal libro curato da Franco Contorbia.
Ne lascio uno intanto:

“Scendo alla stazione di Mondovì la mattina del mercoledì 18 ed entro, per fiammiferi, da un tabaccaio”
La gloria del giovedì – Giorgio Bocca

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