Il mio contratto e Raymond Carver

Più o meno un anno fa, adesso dico più o meno ma se qualcuno mi interroga io dico per benino anche il giorno, mi è arrivata a casa una raccomandata. La busta gialla conteneva il contratto con Del Vecchio editore. Ovviamente non è stata una sorpresa; una multa è una sorpresa, secondo me. O un telegramma è una sorpresa, ma il contratto era nei patti che dovesse arrivare.
Fatto sta che una volta arrivato in doppia copia, quella che mi sono tenuto l’ho anche conservata. E siccome a casa ho pochi cassetti, oppure non li vedo bene io, ho deciso di mettere quel contratto editoriale in un posto caro. Ho faticato poco a trovarlo, perché mi è bastato alzare gli occhi alla libreria e così ho deciso di aprire a caso la monumentale biografia “Raymond Carver. Una vita da scrittore” di Carol Sklenicka (Nutrimenti) e lasciarlo lì in mezzo. E poi leggendo su internet mi sono accorto che oggi sarebbe stato il compleanno di Carver, nato il 25 maggio 1938, così mi è venuto spontaneo riprendere in mano il libro.
E’ uno degli scrittori a cui voglio più bene, uno di quelli che passati gli innamoramenti fugaci è rimasto negli anni un punto di riferimento. Quando ti manca tanto una persona puoi pescare nei ricordi, col rischio di farti anche più male di prima, mentre quando ti manca tanto uno scrittore basta prendere i suoi libri. Ed è sempre un gran piacere.

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