Barrilete cosmico

Sul racconto sportivo in tv (e radio) di uno stesso memorabile evento. Il secondo gol di Maradona in Argentina – Inghilterra ai mondiali del 1986 in Messico.

L’ho preso pari pari da una pagina facebook, che è BeppeViolafc.
Copio e incollo per intero senza problemi perché la pagina è mia, quindi mi sono dato il permesso senza discutere troppo.

Parlare di calcio e dire qualcosa, ancor di più oggi, è una disciplina che necessita applicazioni e passioni molto lontane dal gioco stesso. E soprattutto dai suoi annessi, che sono il calciomercato e l’odio.
Nel 1986, 22 giugno proprio come oggi, Diego Maradona segnò il suo gol più famoso e più amato. Nella stessa partita in cui mise in rete anche il suo gol più discusso. Quello di mano. Scrisse una pagina fondamentale della storia di questo sport in un solo pomeriggio, mentre la televisione stava iniziando a fare, dal punto di vista della comunicazione, la stessa cosa. Erano ancora i tempi in cui speravi che il collegamento dal telegiornale al Bernabeu, per una partita di Coppa Campioni, arrivasse in fretta per non perdere il calcio d’inizio. Perché a volte accadeva che la partita era già iniziata e Pizzul era costretto a rincorrere gli eventi, e tu a crearti un’atmosfera in pochi secondi. Tutto poi si trasformò con Italia ’90 e da lì in avanti la copertura dell’evento, non più soltanto partita di calcio ma spettacolo, sarebbe diventato h24. Ma tornando a quel 22 giugno 1986, insieme a Maradona, a scrivere la storia del racconto sportivo fu anche Victor Hugo Morales, radiocronista di quell’Argentina – Inghilterra. Grazie anche a quelle parole, al “barrilete cosmico”, “genio, genio, genio, ta ta ta ta ta gol” per tentare di star dietro alla velocità di Diego. Quel gol è ancora oggi fresco e nuovo perché l’emozione di Morales è ancora viva, come la discesa magica di Maradona, e nessun uomo che si dica vivo può evitare la pelle d’oca nel risentirlo ancora raccontare, cantare quasi, ad ogni tocco del 10 argentino.
“Gracias Dios, por el futbol, por Maradona, por estas lagrimas” disse, e allo stesso tempo scrisse Victor Hugo Morales nel momento stesso in cui si consegnò alla storia del giornalismo sportivo.
La poesia però è sempre accerchiata dalla prosa e a quei tempi come ancora oggi, quel suo racconto venne riportato agli italiani sotto lo stereotipo dei soliti commentatori sudamericani urlatori. Descritti come bizzarrie da circo, come qualcosa che evidentemente non si comprende, come una curiosità.
Gli italiani davanti al televisore poterono ascoltare in diretta solo le parole di Giorgio Martino, mi viene da pensare quasi incolpevole, date le circostanze di un giornalismo televisivo ancora di legno, che sembrò spaventarsi di fronte a quel gol. Forse senza sapere da che parte iniziare a raccontarlo, impreparato alle emozioni come chi cerca di misurare l’amore col righello, si nascose dietro il solito stile burocratico della Rai con: “Splendido gol di Maradona. Questo è tutto fatto con i piedi”. A quei tempi l’emozioni erano tabù. Fare qualcosa di diverso era impossibile. Pensarlo, già un errore. Renzo Arbore iniziò a cambiare la tv, e la Rai, nel 1985, l’anno precedente al gol di Maradona, ma dovette farlo ad un orario in cui la tv praticamente non esisteva per nessuno.
Morales e Maradona rimangono la coppia perfetta di quella partita e di questo sport. E sono passati 30 anni.

https://www.youtube.com/watch?v=1wVho3I0NtU (Gol di Maradona – Victor Hugo Morales)

https://www.youtube.com/watch?v=wutuDhittFs (Gol di Maradona – Giorgio Martino)

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