Sports

Ci sono passioni momentanee che sono travolgenti, inspiegabili quasi. In questi giorni per esempio c’è gente pronta a buttarsi nel fuoco per difendere e diffondere il verbo di tennis e basket. Niente di male ovviamente, anzi. Nessun successo nell’una o nell’altra competizioni smuoverà le masse, facendo girare l’orologio al contrario e la dimostrazione viene anche dal fatto che in questi giorni l’Italia sta giocando la Coppa del mondo di volley ma nessuno se ne interessa, almeno per ora. Una manciata di anni fa si interrompevano le sagre di paese per guardarli vincere. Sono passioni e momenti che nella testa della maggior parte degli italiani durano il tempo dell’intervallo fra il primo e il secondo tempo di un un derby di Genova, a farla grossa. Di un monday night di Serie B, per dare l’esatta misura. Ma, come detto, niente di male. Perché magari si annusano mondi diversi, uno su mille ce la fa a cambiare prospettiva, anche se tra un quarto d’ora si parla di un rigore dubbio.

Quello che invece mi scotta sempre è il momento esatto in cui il commento sportivo diventa qualcos’altro. Una cosa tipo: “Se guardassimo sempre il tennis saremmo un paese migliore”.
Il tennis, il curling, Azzurra, il Moro di Venezia, il Rugby quando era meno popolare, tipo portare la barba quando non c’erano gli hipster, e poi una manciata di olimpionici: sono quelle passioni che si bruciano come un cerino e che si dimenticano subito. La condizione principale perché ci si senta ammonire “Se fossimo appassionati di basket l’Italia sarebbe un paese decente” è che lo sport in questione non sia il calcio e nemmeno la Formula 1 (girano troppi soldi). Serve invece che lo sport per farci diventare persone migliori sia nobile, etico, abbia una morale forte, sia giusto e non buono, sia lontano dal calcio il più possibile ma senza insultarlo, perché non ce n’è bisogno. Si è superiori senza nominarlo. Poi che lo sport in questione non sia soltanto sport, che vada oltre. Che ci faccia diventare persone sorridenti, ci faccia uscire dai bar, infilare la camicia nei pantaloni, stringerle la mano sul divano per fermarla, gentilmente, e farci dire “I piatti li faccio io”.

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