Epifania

Era il 6 gennaio di qualche anno fa, mettiamo venti. Ero in taverna, non avevo diciotto anni e stavo facendo scorrere l’ultimo giorno prima del rientro a scuola al solito modo. Tra ricordi delle feste andate e angosce per non aver studiato. In più avevo anche il sospetto di essere totalmente inutile a me stesso e agli altri. Stavo ascoltando una chiacchierata tra ragazzi più grandi, oltre i 30 anni, che erano seduti davanti al caminetto e parlavano di cose che avevano fatto e di quello che volevano fare e avevano così tante idee che mi vergognai per me. Io ero fermo al campionato di calcio. Mi sembravano di un’altro pianeta, anche se li conoscevo bene e cominciai a spostarmi nervosamente tra una sedia e uno sgabello per riuscire a sentire meglio quello che dicevano. Era quasi una rivelazione: si poteva scegliere, si poteva tentare, si poteva fare. In più non avevo nemmeno 18 anni. Fui quasi travolto da quel modo di vedere le cose, così elementare in fondo, che tornai a pensare al tempo che avevo già perso. Andai a casa, mi chiusi in camera e cominciai a frugare nei cassetti, tra i quaderni, sugli scaffali. Non sapevo cosa stavo cercando, però avevo voglia di cercare qualche passione e non avevo nessuna idea di come fare. Fu la migliore delle epifanie.

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