Impressioni

L’altro giorno ho scritto ad un amico che non sentivo da tanto tempo. L’ho fatto per sentire come stava e aggiornarlo su alcune cose che riguardano la mia vita. Ero felice e soddisfatto perché c’erano state, ho scritto, alcune novità positive.
Certo, per arrivare a quel punto ho dovuto ricapitolare alcune questioni pregresse. Come detto, non ci sentivamo da molto.
La sua risposta è arrivata quasi immediata. Ed ha esordito scrivendo: “Gianni, mi racconti cose terribili”.
La prima cosa che ho fatto è stata rileggere cosa avessi scritto, ma ho constato che avevo scritto proprio quel che pensavo di aver scritto. E poi ho riletto quello che mi aveva scritto lui. Ed era, ancora una volta, “Gianni, mi racconti cose terribili”.
La seconda cosa che ho fatto è stata pensare ad una fotografia che mi hanno scattato a tradimento l’estate scorsa per il compleanno di mia figlia. Eravamo tutti fuori per festeggiare, c’erano i palloncini rosa tra un ulivo e l’altro, c’era il tavolo con la cena, da bere e un bel venticello fresco dopo un pomeriggio molto caldo. E quella serata la ricordo con particolare affetto, era il suo primo compleanno, ed ero felice. Ricordo perfettamente che ero felice. Un po’ ansioso ma felice. Però nella foto di cui parlo si vede il tavolo imbandito e su uno spigolo dello scatto ci sono io seduto su una panchina, con in mano un piatto di crostini. E ho un’espressione fissa nel vuoto. Sicuramente triste, sola e sconsolata.

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