Ci vuole orecchio

Ieri mattina mi sono ferito all’apice dell’Elice. Me ne sono accorto quando ho visto sangue sull’asciugamano ma non capivo da dove lo perdessi. Per la verità finché non ho controllato, pochi minuti fa, non sapevo che quella parte del mio corpo si chiamasse “apice dell’Elice”. Ho soltanto iniziato a tamponare l’orecchio con un fazzoletto. Però non smetteva di uscire sangue da quella piccolissima ferita, quasi un buchino, che m’ero fatto col rasoio per radermi la testa. Allora ho usato un altro fazzoletto.

orecchio

Però non smetteva di uscire sangue. Si formava una goccia, un minuscolo palloncino, e seppur non provassi dolore dovevo comunque prestare la massima attenzione alla ferita, anche perché avevo addosso una camicia bianca pulita. M’ero vestito prima di radermi, visto che solitamente faccio le cose come capitano. Così ho continuato a premere il fazzoletto sull’orecchio finché anche quello non è diventato zuppo per poterlo utilizzare oltre. Poi mi sono disinfettato, ma il sangue continuava ad uscire piano piano.

Allora ho piegato la testa per far tornare il sangue da dove era venuto, ma anche portando la testa orizzontale il sangue usciva ugualmente.

Ho preso la scatola dei cerotti e ho trovato dentro uno di quegli inutili cerottini rotondi, quelli che avevo pensato venissero fatti con gli scarti dei cerotti rettangolari, per non sprecare materiale, e che invece ha trovato perfetta applicazione sull’apice dell’Elice. Una volta applicato sono stato a guardare per qualche minuto l’orecchio col cerotto e visto che non sembrava perdere sangue sono uscito di casa.

Al pomeriggio, di nuovo davanti lo specchio, ho tolto il cerotto: sanguinava come al mattino. E’ stato come aver riaperto il rubinetto. Goccia dopo goccia, come si dice, l’orecchio continuava a perdere sangue.
Allora ho deciso di mettere un altro cerotto.

Prima di andare a letto mi sono specchiato e quella parte dell’orecchio, che soltanto stamani ho saputo chiamarsi “apice dell’Elice”, mi sembrava arrossata, forse lievemente gonfia e costretta dentro quel cerottino. Così mi è venuta voglia di togliere il cerotto. Però non l’ho tolto, perché andando a letto non volevo rischiare di macchiare il cuscino e le coperte. Così stamani mi sono alzato ancora con questo cerotto appiccicato. Una volta vestito sono andato allo specchio e l’ho tolto. Ho pensato tra me: E se continua a gocciolare sangue, cosa faccio?
Invece la ferita era soltanto arrossata ma sangue non ne usciva più. A ben vedere però ci ha messo più di 12 ore per coagularsi. Come minimo. Quindi mi sono domandato: E se fosse uscito tutto il sangue che avevo? E poi – insisteva la testa a farmi delle domande – dovrei ferirmi nuovamente per vedere se esce sangue da altre parti? E ferirmi dove? Sempre nella zona nord del corpo? All’altro orecchio? Oppure a sud, tipo al piede? E se al sud il sangue uscisse più velocemente che a nord e quindi perissi? E se perissi, verrei ricordato come uno che ha tentato di scoprire i limiti del corpo umano o come uno che si infliggeva delle punizioni corporali e che aveva tenuto all’oscuro la propria famiglia? Verrei addirittura rinnegato dai familiari?

Quindi per ora non faccio niente.

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