La fauna, la flora, la “varia”

Nonostante anni di totale apertura, più precisamente di “sbracamento”, alla ricerca di nuovi lettori, allungando e allargando lo scaffale di “varia” oltre ogni confine, e dopo che anche nell’ultimo anno è evidente come i lettori siano diminuiti ancora, sarebbe il caso di pensare a qualche strategia diversa. Commercialmente parlando.

Accomunati dalla prima e imprescindibile caratteristica, cioè qualche “sosta” dentro al televisore, o tonnellate di like sull’internet, sono stati pubblicati cuochi, musicisti, casi umani, aspiranti casi umani, modelle, comici, ballerini, attrici, presentatori, assassini, professionisti e partite iva, politici, youtuber, “ex” di qualsiasi categoria sopra citata, eccetera eccetera.

In definitiva sono stati pubblicati tutti quelli che non hanno mai voluto scrivere un libro (e che difficilmente ne hanno mai letto uno). Tutti libri di non scrittori dedicati esclusivamente ai non lettori.
Infatti la cosa peggiore è che al fan dello youtuber o del caso umano non importa che ci sia il libro. Vorrebbe comunque spendere i propri soldi per avere qualcosa che lo avvicini di più al suo eroe e il fatto che sia un libro è irrilevante. Molte volte pure un ostacolo. Potrebbe andar bene una spilletta, una t-shirt, le caramelle, un nuovo video più lungo del solito, un poster.
Pubblicando il libro è stato soltanto riempito un vuoto sullo scaffale del supermercato, non su quello delle librerie.
Chi compra un libro del “fenomeno” del momento non verrà folgorato da nessuna luce entrando in libreria (anche perché lo comprerà online, ma ogni tanto qualcuno varcherà suo malgrado proprio quelle tenebrose porte) e non deciderà di comprare insieme a quello anche un libro di narrativa o un saggio. Perché, semplicemente, non gli interessa. In sintesi: non vuole leggere.

Sembra quasi che per accaparrarsi qualche cliente si sottintenda (specialmente agli altri lettori):
siamo stati costretti a fare un libro, non avremmo voluto.
Ma siamo certi che le piacerà. In fede: l’editore.

Questo perché sotto traccia c’è sempre la parola “cultura” che è diventata un fastidio. L’analisi è solo merceologica, visto che il valore culturale di quel libro è equivalente a quello di un posacenere ma ormai non si può parlare nemmeno di questo visto che “valore culturale” è stato ridotto a “gusto personale”.

Forse sarebbe meglio andare per la via contraria e presentarsi ai (pochi) fedeli dalla finestra, girati di spalle, come il giovane Papa di Sorrentino e smettere di strizzare l’occhio a tutti nel tentativo di raccattare qualche lettore in più ad ogni costo. Soprattutto perché è stato già fatto tutto.

papa

I lettori, le librerie e soprattutto i clienti non si fanno coi libri di “varia”. Ma ci si spendono molti soldi per pubblicarli e pubblicizzarli.
Un lettore di uno o pochi libri l’anno (che sono la maggior parte) che vuole leggere qualcosa si trova come prima scelta (attraverso tv, radio, purtroppo anche tavoli e vetrine in libreria) libri di questo genere. E se poi è l’editore stesso ad indirizzare i lettori nella scelta di non libri mi sfugge completamente il senso del perché ci si lamenti dei pochi lettori e pochi clienti.

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