Archivi categoria: I miei articoli, recensioni, interventi

Le parole terribili che si dicono ai bambini

Giorni fa ero con mia figlia al supermercato e tra le file di scaffali abbiamo incontrato dei conoscenti. Marito e moglie sui sessantacinque anni. La signora si è chinata sorridente verso la bambina e le ha domandato: “Ti vende il babbo? Ti vuole vendere? Ti lascia qui?”. Senza ottenere risposta ha continuato a sorriderle, fissandola, per alcuni secondi. Poi si è tirata su, ha guardato me e ha detto “bellina che è”. Un attimo dopo non c’erano già più.

A quel punto ho guardato la piccola e l’ho vista immobile, gli occhi spalancati sulla schiena di quei due e muta. Ha aperto bocca solo per infilarci il dito. Ha ricambiato il mio sguardo per capire se fosse tutto a posto. Le ho detto qualcosa per tranquillizzarla, poi abbiamo ripreso velocemente il giro.

L’ho scritto per Doppiozero e continua qui

Dal Messaggero

Intervista a Giovanni Pannacci e al suo “L’ultima menzogna” (Fernandel editore).
Una bella lettura.

il-messaggero-16-06-2016

Abbi dubbi

Ogni quattro anni si guardano le Olimpiadi senza conoscere le regole di gran parte degli sport ma con almeno un paio di obiettivi dichiarati.
Confrontare il proprio fisico con quello degli atleti che tirano con l’arco, e dirsi che forse tra quattro anni potremo esserci noi, e poi con lo scopo di scovare delle storie. Belle, brutte, incredibili, volgari, commoventi. Diverse, insomma dal concetto “la palla è rotonda”.
Una di queste storie è quella di Alex Schwazer, e anche se non siamo ancora nel periodo delle Olimpiadi, mi viene da essere solidale con lui per un concetto che supera, credo, innocenza e colpevolezza, soprattutto visto che sono passati i 4 anni di punizione prevista dalla legge sportiva. E anche perché 4 anni fa mi sentii preso in giro ma al tempo stesso, per la rabbia, mi domandai come si potesse essere così stronzi da buttare nel cesso anche quanto ruotava attorno alle sue fatiche. Volgarmente parlando: denaro. Gli atleti olimpici sono più simpatici, generalmente, anche perché hanno conti corrente simili ai nostri.
Però quello che mi colpisce è come ancora oggi ci si impegni, anche suoi compagni di squadra, a farlo passare come un diavolo. La peggior feccia umana. Sono considerazioni che vanno oltre il lato sportivo, perché anche se oggi ha vinto una 50km, le accuse sono durate tutti questi 4 anni e ovviamente in un senso o nell’altro dureranno ancora. Vinci: sei ancora dopato ma non ti hanno beccato. Perdi: vedi che senza bumba non vali un cazzo?
E quattro anni fa dargli del dopato non era un’offesa, ma una constatazione. Le offese sono state altre. E tutte sono arrivate e arrivano da persone che non hanno mai sbagliato, sicuramente. Ma che al tempo stesso non hanno mai provato a immaginarsi, non dico essere, ma solo immaginarsi nei panni dell’altro. Sicuramente sarebbero stati più forti, moralmente, ma capita che nella vita si sbagli e a un certo punto si cambi atteggiamento. Io la mano sul fuoco non la metto neanche su quello che farò domattina, figurarsi su Schwazer, ma avere dei dubbi e non solo certezze ricavate con l’ascia, ogni tanto, può aiutare a capire.

Che è la stessa cosa che ho scritto anche qui

Conferenza Stampa Alex Schwazer per il caso Doping

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Libri tanto amati: Gianni Agostinelli e Nick Hornby

(Questo è un pezzo che mi ha commissionato Giacomo Verri, e che mi sono divertito molto a scrivere. Anche perché è un salto triplo all’indietro. Fino all’inizio)

C’è un libro, forse un autore, che mi è stato indispensabile. Avevo vent’anni scarsi e non avevo mai letto altro se non per obbligo o controvoglia e pensavo…

Sorgente: Libri tanto amati: Gianni Agostinelli e Nick Hornby

Messaggero/3

Ripescaggi:

Cosa non si farebbe di questi tempi per avere una bella classifica di fine anno. Tipo quella dei libri più venduti, dei libri meno venduti, di quelli restituiti, di quelli che vanno bene per non far traballare il letto, dei consigliati, degli indispensabili. Da far leggere ai single, alle mamme, ai giovani, agli zoppi. Cosa non si farebbe. Quindi non resta che cambiare giornale o cambiare pagina e fare un augurio per la ricerca di una classifica adatta, e soprattutto di un libro che calzi bene. Gettando uno sguardo a quello che succede dalle parti del libro, vicino casa nostra, se ci si concentra sul “vernacolo” si ha la certezza che sarà l’ultima cosa a spegnersi poco prima del sole. Come ogni dicembre le novità dello scaffale umbro hanno strizzato l’occhio, anzi tutti e due, al dialetto perugino. La frenetica ed estenuante corsa sul posto dei donca-boys ha prodotto quest’anno un nuovo libro […]

 

 

Messaggero/2

Ripescaggi:

Quella fase lì che prima passavate in rassegna i canali del televisore e non vi fermavate mai su Sos Tata, ma anzi aumentavate la velocità del cambio canale, e poi d’un tratto, nove mesi dopo vi siete avvicinati con timore e sospetto ai consigli delle tate. Può capitare che qualcuno con un bimbo in braccio abbia deciso di votarsi alle seriose tate della tv, chi ai nonni, chi al cielo e chi magari abbia continuato a preparare aperitivi. L’ultimo caso (non solo, ci mancherebbe) è l’esperienza di Lucrezia Sarnari che continua a raccontare la propria vita arricchita dall’arrivo di un figlio. Lo sta facendo nel suo blog, dal malinconico titolo, “C’era una vodka” e lo ha fatto anche in un agile ebook. Il titolo, che è anche premessa, è “Manuale di sopravvivenza per pessime madri”. Per chi avesse ancora dei dubbi la spiegazione è presto data: “La pessima madre è una che ha avuto una pessima idea, ma la esegue ottimamente”. Per chi invece volesse procurarsi il libro, un’accortezza: non c’è bisogno di andare in libreria oggi pomeriggio e stupirsi di non trovarlo. É, come detto, un ebook. Il che significa un libro digitale, il che significa si può trovare e leggere con pc, e-reader e altri aggeggi elettronici e si può acquistare in negozi digitali. Il manuale di Lucrezia Sarnari gioca sull’ironia ma muove da poche schiette parole: “una mamma che se ne frega della perfezione è la mamma di un bambino felice”.

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Messaggero

Ripescaggi:

Avete presente gli streakers? Sono quei tizi che durante una partita entrano in campo, solitamente nudi, e bloccano per alcuni secondi lo spettacolo. Adesso immaginate il centro storico, domattina, o anche solo tra una mezz’ora, e invece del solito banalissimo tizio nudo che corre su e giù come allo stadio, figurate di veder partire una decina di persone con un libro in mano. Magari leggendolo ad altra voce o sfogliandolo in silenzio, si potrebbe rendere un effetto simile. E questo non solo per entrare, chissà, magari, in una nuova edizione del libro “Leggere Perugia” con gli scatti di Claudio Montecucco per Aguaplano editore ma anche per divertirsi a vedere cosa succede poi, se in mezzo alla strada ci si mette a parlare di libri e farli parlare invece che di rigori inventati, assenza di mezze stagioni e “come Nell’attesa che non si verifichi torniamo a segnalare presentazioni. […]

 

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Libro

“E con l’immediata fiducia che si dà ai professionisti avevo preso in considerazione…”

“…mi ricordo avevamo un albergo sulle Corniche la prima volta passavamo ore sul balcone di fronte al Mediterraneo finché non si è staccato un grosso blocco di cemento che quasi ammazzava un tizio seduto ai tavoli del bar, di sotto, lui ha appena alzato gli occhi, egiziano abituato a che ogni giorno il cielo stia per cadergli sulla testa…”

Zona – Mathias Enard

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Libro

Stanotte ho finito di leggere un libro molto bello. Mi era capitato anche recentemente di arrivare lungo a metà notte con un altro libro, il che significa che le ultime pescate sono state molto fortunate. Il libro in questione è “Gli anni” di Annie Ernaux (L’orma editore); lo puoi rigirare come ti pare ma da qualsiasi parte lo vedi resta meraviglioso. Aperture, squarci come quelli di Fontana sulla tela che aprono il mondo come un barattolo e sono pagine destinate a restare per ricordare il nostro tempo, e per ricordare l’uomo. Tutto quello che si deve fare per raccontare una storia personale senza parlare di sé è scritto in questo libro ed andrebbe studiato anche da chi pensa che di vendicarsi del proprio vicino di pianerottolo scrivendo un libro.

“L’abbondanza delle cose celava la scarsità delle idee e il logoramento di ogni credo”.

“In quei negozi, da Darty a Pier Import, eravamo presi da un desiderio assillante di comprare, come se l’acquisto di una cialdiera elettrica o di una lampada giapponese dovesse fare di noi esseri differenti, nella stessa maniera in cui a quindici anni avevamo sperato di essere trasformati dalla conoscenza delle parole alla moda e del rock ‘n’ roll”.

“Non ci restava impresso nulla, se non una frase a effetto alla quale in realtà non avremmo prestato alcuna attenzione se i giornalisti, che non aspettavano altro, non si fossero affrettati a farla trionfalmente circolare. I fatti, la realtà materiale e immateriale giungevano a noi sotto forma di cifre e percentuali, i disoccupati, le vendite di auto e di libri, le probabilità di cancro e di morte, le opinioni favorevoli e contrarie”.

“Il corpo, di cui il jogging, la ginnastica tonificante e l’aerobica assicuravano la forma e l’acqua Evian e gli yogurt la purezza interiore, continuava la propria ascesa. Era lui che pensava in noi”.

“La speranza, l’attesa, non era più riposta nelle cose ma nella conservazione del corpo, una giovinezza immutabile. La salute era un diritto, la malattia un’ingiustizia da riparare il prima possibile”.

“La merda e la morte dovevano essere invisibili”.
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