Archivi categoria: letture

Libro

Io possiedo…

Thomas Bernhard “A colpi d’ascia”.
L’unico problema è che li ho letti quasi tutti e sono ancora giovane.

tb

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Recensioni

Quando lavoravo in libreria era più facile scegliere un libro e verificare con mano se le parole spese dagli altri per un certo romanzo, o saggio, fossero appropriate al mio modo di vedere le cose. Dovrei passare qualche ora a settimana in libreria anche adesso per verificare le stesse cose, altrimenti si corre il rischio di fidarsi troppo del prossimo.
E cioè di leggere alcune recensioni o commenti. Comprare e leggere i libri recensiti. Iniziare a ridere forte già prima di aver terminato la lettura.
Poi, quasi di botto, smettere di ridere e realizzare che sono stati buttati via tempo e denaro. Reazione conseguente sarà quella di segnare nomi e cognomi degli autori delle recensioni di cui ci si è fidati e nomi e cognomi degli scrittori che si è letti.

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Fumetto

Ho letto un fumetto, o graphic novel, veramente brutto. Ne leggo 3-4 l’anno, solitamente. E fino ad ora mi erano piaciuti praticamente tutti. Il fatto che questo libro mi abbia deluso è molto importante. Perché ho scoperto che le graphic novel sono come i romanzi, cioè ce ne sono anche di brutti e così ripensi a quelli belli, già letti, e ti dici che sei stato fortunato ad imbroccarne una manciata fatti bene.

Libro

C’è un libro che sto leggendo e mi piace molto. È un libro che fa venir voglia di leggere e di scrivere di più, e di andare in America. Si intitola “Non è un mestiere per scrittori”, lo ha scritto Giulio D’Antona e l’ha pubblicato minimum fax. Comunque sia, anche se non vuoi fare lo scrittore qualche buono spunto per accendere il cervello lo trovi lo stesso.

Certo è che l’argomento, come da titolo, è proprio quello: la scrittura, l’editoria, l’America.  Altrimenti si sarebbe chiamato “La mia gita in America dove mi sono divertito tanto”. Ma il tema è vasto, e credo interessante anche solo a chi si appassioni alla cultura in genere.

E il fatto che non sia una strizzata d’occhio all’America e al famigerato “scrittore emergente” ce lo da con un bell’esempio. Magari anche banale, che però spezza subito le ali a quelli che hanno messo nel mirino una vita tra scrivania, cocktail di festeggiamento, e primi posti in classifica, oppure d’altro lato una vita tra scrivania, riletture, litigate, faticosi approdi nell’editoria, è questo che segue:

“<Come fai>, gli chiedo, <a fronteggiare centinaia di aspiranti scrittori ogni anno, se sai che stanno per immergersi nella nebbia dell’incertezza?>
Mi risponde che la prima cosa che insegna ai suoi studenti è a trovarsi un lavoro.”

dantona

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Islanda

“Nell’immagine che ho dell’Islanda mi ha sempre attratto l’idea della scarsità, perché l’idea della scarsità contiene l’idea della virtù, e l’idea della virtù contiene l’idea di una vita retta e felice.”

La stagione, calcistica, per parlarne è quella giusta. Invece il libro è bello in ogni stagione e si intitola “Tutta la solitudine che meritate”. Lo ha scritto Claudio Giunta, lo ha arricchito con fotografie Giovanna Silva e lo ha pubblicato Quodlibet un paio d’anni fa.

Spiega molte cose sull’Islanda e lo fa con intelligenza, cercando di rispondere prima di tutto alle domande che l’autore si è posto con curiosità e affetto su questo paese.

Prima che l’Islanda venga identificata con le urla starnazzanti di un telecronista, così come per decenni sono stati identificati alla stessa maniera i sudamericani per le radiocronache delle loro nazionali ai mondiali.

Alcune parole sulla cultura e sullo stile di vita islandese, prese sempre dal libro:

“La circostanza che l’Islanda abbia poco più di 300.000 abitanti e l’intero distretto della capitale ne abbia 150.000 fa sì che molti dati statistici sui consumi culturali islandesi si colorino d’irrealtà. In Islanda si vendono circa 400.000 biglietti teatrali all’anno. Uno virgola tre periodico a testa, contando anche i neonati e i malati terminali. […] Ecco, più o meno è così. Quasi tutti gli islandesi che conosco hanno un qualche rapporto con l’arte: chi scrive, chi dipinge, chi suona, chi balla, chi recita. Se uno non fa nessuna di queste cose (ma una almeno di solito la fa o l’ha fatta), allora osserva con interesse, passione, competenza gli altri che scrivono, dipingono, suonano”.Giunta-Silva-Islanda-b

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Libro

“Ascoltate”, disse il capitano Osborn, col tono spesso adoperato dai vecchi per lasciar intendere che, avendo tollerto abbastanza a lungo le sciocchezze delle opinioni altrui stanno ora per giungere alla verità. “Vedete questo braccio qui?” Tese il braccio destro ossuto. “Be’, signore, potrebbero legarmi in questo istante a un pioppo, e attaccare una pariglia di cavalli a questo braccio qui, e potrebbero strapparmelo lentamente dalle radici, Dio li maledica, e li lascerei fare, se in cambio mi ridessero i quarant’anni, con la paga d’un anno in tasca e l’estate intera da vivere. E allora!”

John Barth – L’opera galleggiante (Minimum fax)

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Libro

“Fra le notizie personali più importanti che avevo ricevuto negli ultimi anni, erano così tante quelle che mi erano arrivate via smartphone mentre ero in giro per la città che avrei potuto segnare su una mappa, rappresentare geograficamente, gli eventi principali, di fatto, dei miei primi anni dopo i trenta”.

Nel mondo a venire – Ben Lerner

ben lerner

Libro

<“Un bel giorno mi toccherà un colpo, uno di quelli che annientano una persona, e allora tutto finirà – scrisse Robert Walser -: finirà questo intrico, questo struggimento, quest’ignoranza, tutto, tutto, gratitudine e ingratitudine, menzogna e miraggi, questo creder di sapere e invece non saper mai niente. Però desidero vivere, non importa come”. Desidero vivere, in qualunque forma, in qualunque modo. Forse è questo che, in fondo, volevano dire quegli occhi aperti e stupiti, quando lo scrittore cadde riverso sul pendio nevoso, durante la sua passeggiata, in quel pomeriggio di Natale del 1956>.

Soli eravamo – Fabrizio Coscia (ad est dell’equatore editore)

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Libro

Da quando non faccio più il libraio, o il commesso di libreria, come vi pare meglio che non mi offendo, ho trovato e conosciuto alcuni librai sull’internet. Anche per provare i loro consigli. E uno degli ultimi consigli è stato un autore, non tanto su un libro in particolare. L’autore che mi hanno consigliato è Francesco Permunian, che ancora non avevo mai letto. E l’ho letto, cominciando da “La casa del sollievo mentale” pubblicato da Nutrimenti.

Sono molto contento di averlo letto. Molto davvero, è il secondo bel libro di fila e capita di radio di leggerne due belli belli ma in modo totalmente diverso. (Il primo è “Canto della pianura” e ne ho scritto qui sotto). Un paio di estratti del libro di Permunian li lascio qua sotto:

“Per fortuna le questioni critiche, in Italia, non sono mai questioni di vitale importanza”.

“Mentre cioè tenevo in braccio quelle due bambole di plastica e avanzavo a fatica per le strade di Mantova ancora brulicanti di scrittori e poeti, ad un tratto provai la bizzarra sensazione di reggere fra le braccia tutti i loro ridicoli sogno di gloria e di plastica”.

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Libro

Questo per esempio è un bel libro, molto bello anzi. E che ho letto con molto godimento.
Non c’entra molto, però mi ha fatto pensare che gli americani, almeno quelli che leggo io, raccontati da altri americani, e quelli che vedo nei film, han tutti una gran paura di chiamare il 112, o il 911, e quindi gli capita, spesso e volentieri, che vanno direttamente a casa di uno a dargli una lezione, come si dice.

 

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